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INCHIESTA DI P. TOTARO-ZIELLA PER IL QUOTIDIANO “LA NUOVA BASILICATA”

 

Intervista a TERI VOLINI

 

Testo integrale dell’articolo pubblicato il 24 giugno 2000

 

“Vita dura per le artiste in Basilicata”

 

 

 

 

 

1-Cosa significa fare arte ed essere artista oggi, e qual è la funzione dell’arte e dell’artista in questa società di massa che è indifferente ad ogni sollecitazione, se non alle basse provocazioni?

 

Considero l’arte un’attività essenziale alla sopravvivenza psicofisica degli esseri umani; un mezzo d’investigazione, vero laboratorio sociale: nulla a che vedere con la sua strumentalizzazione e mistificazione commerciale.

A mio parere l’Arte può permetteci di attuare un’utopia: rifiutando le norme che ci mercificano impunemente, possiamo ritrovare il piacere, la libertà e la generosità del fare.

L’Arte può essere un canto che coinvolge, e l’Artista, una persona che fa dei magnifici doni, contribuendo a migliorare il nostro modo di percepire e vivere la vita.

 

2-Quale funzione ha la sua arte in questa società? Ha una funzione estetico- edonistica, social-politica, interpretativo-denunciativa, educativo-comunicativa, testimonial-profetica?

 

L’Arte può realmente aiutarci a creare in modo attivo un mondo migliore, favorendo la nostra consapevolezza, allontanandoci dall’alienazione e dall’estraniamento che la cultura conformista e i ritmi convulsi della vita producono.

Può spingerci alla ricerca di valori più autentici.

E’ azione politica, perché può procurare una svolta rinovatrice nella società. Ciò, naturalmente, non ha niente a che vedere con la propaganda di idee politiche, né tantomeno partitiche…

 

3-Nella Sua esperienza, quali sono i temi centrali e i motivi di vita o artistici che L’hanno portata a queste scelte?

 

C’è sempre un filo conduttore che collega le opere, anche se diversi sono i cicli pittorici. Esso esprime l’amore per la Natura e la Vita, l’emozione per la Bellezza e il Mistero; l’attenzione per il Femminile e la sua sacralità, il desiderio del suo risvegliarsi e ricevere ancora autorevolezza e accoglimento, insieme ai valori di cui si fa portatore.

Fondamentale è la consapevolezza del collegamento tra tutti gli esseri e l’Universo.

 

4- Questi motivi sono scelte di vita o sono puramente ed essenzialmente scelte razionali o contingenti; sono scavi psicologici o percezioni sono osservazioni o tematiche che si sviluppano secondo un filo rosso?

 

Inorridisco all’idea di un’arte razionale, contingente, direttamente legata alle “committenze”, al potere economico, religioso, politico, mass-mediale ... che, con una ben congegnata    pianificazione, dà -per un certo tempo- fama, soldi e valore all’artista di turno.

 

 

 

In realtà si tratta di un meccanismo perverso che favorisce solo i coordinatori- multinazionali o provinciali che siano - di tali “operazioni”.

 

Per quanto mi riguarda, credo nel valore terapeutico e di crescita dell’arte: oltre che esperirlo personalmente, posso notare anche nei fruitori delle mie opere l’effettuarsi di importanti trasformazioni.

Ritengo che questo possa accadere quando le opere hanno molto dentro di sé, così sono in grado di dare molto.

Accade che l’energia entrata in esse al momento della creazione artistica, passi in chi che le osserva, e potentemente comunichi.

 

 

L’Arte può aiutarci a rientrare in contatto con il “non razionale”, con quel mondo e quelle esperienze che un certo tipo di cultura, meccanicizzata, tecnologica e consumista, non tiene in nessuna considerazione…

Attraverso l’Arte possiamo entrare in sintonia col mondo invisibile e spirituale; possiamo nuovamente ascoltare la profonda voce della Natura, ridivenendo sensibili ai suoi messaggi…

 

5- Fra questi temi cosa privilegia: l’impressione, l’espressione, il simbolo, il gesto, la forma, la plasticità, il senso estetico, la lettura soggettiva o la ricerca sociale, il recupero popolare o quello ancestrale?

 

Potrei dire di privilegiare, nell’attuale ricerca, i Simboli archetipi; tuttavia mi sembra che le suddette tematiche si presentino meglio nelle loro reciproche relazioni, senza che ci sia bisogno di sceglierne una escludendo l’altra.

Purtroppo, il separare, il distinguere, il catalogare è una caratteristica del pensiero “maschile”,eccessivamente razionale, e nel campo dell’arte, paradossalmente dominio patrista, se ne risente la pesantezza.

Penso che ci sia più armonia e completezza in una conoscenza induttiva che legga le cose nella loro totalità e trasversalità.

La creatività artistica è stata – in tutto il “periodo storico” - monopolizzata dalla cultura dominante,

divenendo una prerogativa  maschile. Alle donne ne è stato precluso l’accesso, avendo quel tipo di cultura stabilito che ad esse dovesse bastare il “potere” creativo-generativo, peraltro declassato a servizio o ammantato di retorica(…la mistica della femminilità).Questa modalità di pensiero, che ha inquinato anche il concetto di arte nei secoli passati, è tuttora presente e se ne possono toccare quotidianamente le deleterie conseguenze soprattutto in ambito provinciale, dove sono maggiormente visibili …

 

6- 7- Qual è il Suo modo di fare arte? Come si pone davanti ad uno spazio bianco o vuoto?E’ più pressato dalla forma/materia o dal contenuto/idea, è più provocato dal colore o dal disegno, è più attirato dal tono o dal ritmo?

Nasce prima l’opera e poi l’idea o viceversa, o nascono e si sviluppano e si contaminano contemporaneamente?

 

Il colore e il ritmo sono fondamentali nella mia opera: è su di essi che si basa l’armonia delle forme create. Per il resto non vedo nessuna separazione tra corpo e mente, tra materia e spirito, tra l’idea e la sua materializzazione.

 

 

 

Molte opere nascono “pittoricamente”, cioè privilegiando il colore, che crea da sé stesso la forma; in un secondo momento, o già in corso d’opera, fioriscono percezioni, ricordi, suggerimenti per nuovi linguaggi.                                                  

E’ quanto è accaduto anche con l’ultima ricerca, La Danza della Corda, in cui un sottile Nastro Rosso - che, nell’opera omonima, un trittico, collega fra loro tre fanciulle intente in una gioiosa danza creatrice cosmica- ha preso vita propria, diventando esso stesso il protagonista di un Viaggio straordinario.

Il Nastro Rosso  è diventato un costruttore di simboli, un trasmettitore di messaggi, essendo anzi, esso stesso, un simbolo archetipo dalla potente funzione evocativa…

Dall’opera pittorica si è passati, con estrema naturalezza, senza nessuna dicotomia, ad un’ equivalente modalità espressiva, a sua volta polivalente, in quanto si avvale di forme espressive come la Land Art, la Body Art, la Fiber Art, l’ Arte Coinvolgente…

 

8-Riesce a percepire nella Sua arte un’evoluzione? Quali sono i punti estremi, le fasi, i passaggi nodali ed essenziali?

 

L’evoluzione è basilare per tutti, figuriamoci per l’Artista, che dovrebbe “vedere e far vedere” ciò che al nostro occhio distratto spesso sfugge: ad esempio, che è la FLUIDITA’, non certo la rigidità, ciò che regna nell’Universo.

Perciò non bisogna temere il cambiamento, bensì considerarlo fonte di arricchimento e di crescita.

Artisticamente, ciò porta ad una creatività esuberante ed alla nascita di nuovi linguaggi, non solo originali ma efficaci.

Se si gode della benevolenza della Musa si può ricevere il dono di riconvertire ciclicamente la propria opera tramite un mezzo che permetta di comunicare validamente ciò che si desidera.

 

9- Quali sono i rapporti con la società, con il potere politico, con il pubblico e quali modelli propone?

 

I rapporti con i suddetti referenti sono difficili e complessi, poiché ritengo che l’Artista non dovrebbe compiacere nessuno, né la società, né il potere politico, né il pubblico.

Il suo compito non è, infatti, quello di conformarsi, e nemmeno di rassicurare, bensì, semmai, di far riflettere, di porsi e di porre continuamente in discussione.

Non necessariamente scandalizzando o estremizzando, il che può essere una maniera camuffata di conformismo, attuata per farsi notare ad ogni costo, secondo l’aberrante regola del “parlate pure male di me, purchè parliate”.

 

10- Nel Suo immaginario, quando crea, tiene più presente il pubblico e il piacere al pubblico o persegue l’idea dell’arte come ricerca e realizzazione, come denuncia o rimozione soggettiva e di massa?

Il compiacere chiunque, sia il pubblico sia la critica sia il potere politico non è certamente degno della “vera” arte, anche se purtroppo dobbiamo notare, nel presente come nel passato, numerosi  esempi di questa pestifera modalità.

In tutto il periodo “storico”, gli “artisti” si sono troppo spesso distinti per la loro pedissequa obbedienza ai canoni del potere religioso- politico-economico, che ne “sponsorizzava” l’opera, rendendoli molto poco liberi di esprimere le loro idee. Su quest’argomento mi riservo di compiere un interessante approfondimento.

Disprezzare e rifiutare i vecchi modelli malsani è fondamentale per l’Artista consapevole; non lo è

per chi, usurpando tale titolo, e facendo, come scrive Luciano Fabro, della simil-arte, è solo un venditore/spacciatore di opere, un arrivista o un arrampicatore.

 

 

Gli artisti godono di grandi privilegi, però a questi corrispondono delle grandi responsabilità; rispetto alle quali non è possibile fare orecchie da mercante, o in alternativa, attuare la politica degli struzzi…

 

11- Cos’è il segno e il disegno, la materia, la parola per Lei?

 

Porre un “segno”, che dia luogo a un’immagine o a una parola, assume un senso se dietro a quel segno c’è il mondo interiore dell’Artista, e se questo è un mondo vivo, vero, innocente.

L’efficacia di quel segno dipenderà dalla forza del pensiero cosciente, ma anche dalla potenza dell’ inconscio, sempre che l’Artista sia disponibile a canalizzarlo fuori di sé, e sappia esprimerlo con mezzi efficaci che dovrebbero essere polivalenti e in continua evoluzione.

 

 

 

12- Il colore/materia che importanza ha nella Sua arte, come lo manipola e cosa deve rappresentare?

 

Utilizzo in prevalenza colori puri e mi piace accostare i colori complementari, così da creare immagini vibranti. Uso molto il giallo, che però non si riferisce esclusivamente alla solarità, quanto piuttosto  all’incantevole splendore lunare e allo scintillio delle stelle. Amo molto anche il bleu di Sèvres e il violetto, e gli altri colori li formo io stessa con l’unione dei primari…

 

13)- Che importanza ha la forma nelle Sue opere?

 

Uno dei colori meno usati da me in passato, il rosso, è diventato, nell’ambito dell’ultima ricerca, il protagonista assoluto. Il colore stesso, che già costruiva le forme nelle opere pittoriche, questo ROSSO TOTALE, è divenuto pura forma: costruttore d’immagini, di simboli archetipi, li disegna o li tesse in grandi dimensioni, diviene anzi esso stesso un archetipo dalla potente funzione evocativa e mediatica.

E’ esso stesso il messaggio.

 

14- E la struttura che rilievo ha?

 

E’ il colore stesso che crea la struttura: nelle opere pittoriche lo fanno tutti i colori; nelle performances il solo ROSSO: col mutare le sue dimensioni, di volta in volta irrompe attraverso le definizioni, decidendo di attuare forme inusuali d’arte, Light Art, Soft Art, Breath Art

Questa potente struttura purpurea, incorporando colore, materia e segno, grazie alla sua forza intrinseca e alla sua duttilità, si rende protagonista di un Viaggio, reale e spirituale al tempo stesso, che l’Artista compie insieme a quanti desiderano parteciparvi.

E’ l’Arte Coinvolgente…

La struttura reticolare tessuta di recente, la Ragnatela, oltre ad esprimere la totalità del collegamento tra gli esseri umani e fra tutte le creature e il pianeta, potrebbe servire anche ad ingabbiare e - si spera – ad eliminare il fatale mito dello pseudo-artista, narcisista e megalomane, per dare spazio al coinvolgimento e alla consapevolezza.

 

15-Privilegia più il colore o più il disegno?

 

Come ha già detto, nelle mie opere pittoriche è il colore stesso a creare le forme; queste sono tuttavia circondate da un forte segno nero, che a volte precede e a volte segue la stesura del colore, accentuandolo.

 

Il nero vellutato, molto presente nei miei dipinti, è un colore importante: non serve solo ad evidenziare gli altri, ma possiede un valore proprio:ha la bellezza della notturnità, dà forma al mistero…

Il nero ha in sé tutta la forza della terra, scura, fertile, ombrosa; al di là dall’ essere un colore funereo (potenza degli stereotipi della cultura dominante! ), è invece rappresentativo della vita stessa, che proprio nell’umida oscurità della terra e del grembo materno ha la sua origine…

Il colore ha una forte carica simbolica, che però non ha un valore assoluto, essendo relativo alla cultura da cui si è influenzati.

 

16- La figura come è interpretata e trasfigurata?

 

Il compianto Cesare Vivaldi ha definito la mia pittura “arroccata al limite dell’informale ma senza cadervi”.

In effetti, più che disegnarle, creo le forme come in un processo di “accrescimento cellulare”, in cui piccoli globi di colore, fondendosi l’uno nell’altro o espandendosi, definiscono la struttura dell’opera …

Nel più recente ciclo pittorico, ”Il Risveglio della Dea”, mi sono riavvicinata alla figura femminile, in sé stessa creatrice di forme vitali, esprimendone la completa sintonia con la natura: il suo corpo è infatti anche terra e cielo, e con essi di volta in volta si compenetra e si trasfigura nella luce…

 

17-La Sua arte è più attenta alla realtà o all’immaginario, più alla natura o a quello che sta dietro e dentro? La Sua arte è più attenta alla percezione o all’intuizione?

 

Nulla è più “reale”dell’immaginario, anche se la nostra cultura razionale lo nega. Il sogno stesso, che anticamente era un’attività sacra, può farci entrare in contatto col mondo spirituale e riceverne consiglio, guida e guarigione.

La Natura poi è la grande maestra, non essendo né ottusa né priva di dietro, né di dentro, essendo anzi fornita di una profonda spiritualità.

Mostrandone la bellezza e il mistero, l’Artista può contribuire alla sua preservazione e al rinnovarsi di quel rispetto nei suoi confronti che gli umani sembrano aver dimenticato.

La Natura c’insegna che, al contrario di quanto noi esseri razionali affermiamo con assoluta certezza, non ci sono separazioni così nette tra corpo e mente, bene e male, bello e brutto, superiore e inferiore, e così via…

L’Artista consapevole cerca l’equilibrio tra gli opposti, non la dicotomia.

 

18- Ma questa realtà quotidiana com’è interpretata? E’ rappresentata attraverso simboli, segni, gesti, cromie, recuperi di linguaggi o fusioni di questi?

 

Piuttosto che documentare il quotidiano, l’arte può metterne in evidenza gli automatismi e le incongruenze, produrre interrogativi e servire da stimolo a  riflessioni, nuovi pensieri e rinnovate modalità di azione, nuovi linguaggi.

Con il risveglio degli archetipi, poi, tramite la ritualità “semplice” e potente delle Azioni Simboliche (mezzo di espressione privilegiato in questo momento del mio percorso), l’Arte può addirittura farci elevare oltre il tempo quotidiano per accedere ad una dimensione più vasta e universale.

 

 

 

 

 

 

19-L’immaginario è vissuto per percezione, per intuizione, per scavo psicologico o per sensazione?

 

A proposito di immaginario e di immagine, mi piace riferirmi alla radice greca del termine ad essi piu’ prossimo, che è vedere. Nella cultura greca, i sogni non si fanno, ma si vedono; è come se essi venissero a noi, e non ci resta altro che manifestarli…

E chi può farlo meglio dell’Artista, la persona che esprimendosi con le immagini, porta allo scoperto le visioni (l’immaginario) già esistenti e le rende visibili agli altri.

L’effetto è dirompente quando riesce ad esprimere l’immaginario collettivo. Si può parlare allora di universalità del linguaggio, di universalità dell’arte.

 

20- Qual è il modo migliore per leggere una Sua opera e cosa il pubblico deve cercare per interpretarla correttamente?

 

Sia la “costruzione” che la lettura delle mie opere avviene a strati successivi: le immagini appaiono le une dopo le altre, spesso le une dalle altre, come per magia.

Forme confuse, dapprima incomprensibili, ad una più attenta osservazione si rivelano, parlando a chi si è messo in comunicazione con il mondo racchiuso nell’opera stessa.

 

E’sufficiente entrare in essa, lasciando sgombri i canali della comunicazione e disponibile la propria integrale sensibilità de-condizionata.

 

La fase di assorbimento, che determina l’ingresso e l’inglobamento nel cuore e nelle fibre stesse dell’opera, permette al visitatore di esperire l’opera stessa, di goderla pienamente, e a volte di farne quasi parte.

Egli potrà in tal caso partecipare della stessa energia creativa e vitale che è entrata nell’opera al momento della creazione, in una magica simbiosi con il mondo dell’Artista.

 

In un secondo momento ci può essere una fase interpretativa, informativa, “razionale”, ma il primo tipo di approccio è fondamentale.

Altrettanto importante, a mio avviso, è che il pubblico perda la pessima abitudine di guardare le opere per “riconoscervisi”, per essere rassicurato da quanto già sa.

 

L’Arte dovrebbe invece incentivare una nuova conoscenza, anche se ciò esige maggiore impegno.

Allo stesso modo, il pubblico può assumere un ruolo meno passivo, non limitandosi alla pura fruizione delle opere.

 

Anche con le performances si può fare molto in tal senso: il pubblico, da semplice osservatore,può diventare prezioso co-autore dell’ opera d’arte.

Questo nuovo atteggiamento porta alla disattivazione delle pseudo-conoscenze, delle inibizioni, dei pregiudizi sull’arte, contribuendo al formarsi di un individuo nuovo, che si rende conto di ciò che vede e di ciò che fa….

Oltre al fatto estetico, è un’educazione personale al fare e al vivere.

 

21- 22- Quali, se ci sono, i riferimenti culturali e artistici alla Basilicata nel Suo lavoroCome sono percepiti, vissuti e manipolati?

Oggi, in tutto il mondo consapevole, si sta comprendendo che bisogna ridare valore alla cultura della Terra, contro lo strapotere di quella iper-meccanicizzata che ha prevalso finora.

 

 

 

Personalmente, ho avuto la grande fortuna di essere, soprattutto durante l’infanzia, in stretta sintonia con il mondo naturale e questo è il riferimento culturale lucano fondamentale che mi porto dentro come un tesoro.

La poesia, la magia, la bellezza sono entrate in me con il profumo dei garofanini selvatici e delle ginestre…con l’argilla impastata vicino a un ruscello, d’estate, all’età di 4 anni: le prime sensazioni indelebili…

Con le favole di una zia inconsapevolmente cantadora, con i racconti nelle sere di mezza estate delle vecchie “comari” del mio paesino, intessute di folletti, monacielli, grilli parlanti e mille creature misteriose…

Un imprinting formidabile, di cui mi rendo conto pienamente solo ora, realizzatosi a mia insaputa grazie a tutti gli esseri, reali o fantastici, abitanti di quella Montagna Stregata , luogo di pietra  di cui sono originaria e che mi ha suggerito forme e colori, con le sue caratteristiche teriomorfe e antropomorfe .

La percezione di quel paesaggio è divenuta universale: rivissuto nel ricordo ed espresso con una fervida policromia è ormai non più solo la mia montagna, ma la montagna del mondo.

Questo senso della forza del legame con la mia terra, ma al tempo stesso la tendenza a non chiudermi in ambiti ristretti, bensì ad ampliare la conoscenza, continua tuttora anche nel mio sistema di vita.

L’allontanamento ciclico, reale o simbolico, risulta a mio avviso indispensabile, non solo per la crescita culturale e il confronto con altre realtà, ma proprio per capire meglio la propria.

E’ in tal modo che si apprende a sfatare molti pregiudizi e si rivalutano aspetti inconsueti.della propria cultura…

Uno degli svantaggi è una certa stanchezza, causata non solo dalle obiettive difficolta’ e dalla fatica reale di sostenere questo tipo di vita, ma soprattutto dalla frustrazione derivante da una più acuta percezione dell’inadeguatezza, per molti versi, della realtà - in cui si ritorna periodicamente- rispetto alle proprie accresciute esigenze; e nel contempo c’è la resistenza interiore alla via della “fuga”, che molti- più praticamente- hanno scelto, emigrando definitivamente…

 

23- Dà più importanza all’elemento paesaggistico, alla tradizione agricolo-pastorale, al carattere divinatorio-sacrale, al retaggio favolistico-fascinatorio o alla tradizione classica?

 

Con la serie la “Montagna Stregata”- dedicata alla Lucania “tra la realtà, memoria e sogno”- mi riferivo non tanto al paesaggio puro e semplice, quanto al fascino evocativo dei luoghi, alla forza di attrazione misteriosa che sentivo emanare da essi.

In seguito, accentuandosi la tensione vitale, ho cercato, insieme a Cézanne, di tradurre “ ciò che si abbarbica alle radici stesse dell’essere, alla sorgente impalpabile delle sensazioni” fino ad arrivare alla ierofania, manifestazione del sacro, passando dallo spazio molteplice al corpo, quello femminile, “promuovendo nel corpo muliebre l‘assunzione in corpo glorioso”. Celebrando nella donna il potere di dare e perpetuare la vita, la sublimo in creatura divina (M.Grazia Longhi).

 

24- Quale carattere dei lucani, secondo Lei, può assurgere a tema nazionale e come ciò può avvenire?

Temo che per “nazionale” s’intenda la cultura convenzionale, e mi rammarico che si ritenga necessario omologarsi ad essa, senza osare metterla in discussione.

Il carattere lucano troverebbe giovamento dalla nuova coscienza di un suo intriseco valore, da non confondersi certo con il provincialismo o col campanilismo, ma certo al di fuori degli standard globalizzanti e delle mode diffuse dal potere mass-mediale…

Il precipuo carattere lucano è ben lontano da quell’immagine cui è stato costretto/soffocato da un falso senso di progresso, da una esasperata, fraintesa modernizzazione che, dopo aver

 

 

ampiamente disprezzato e demonizzato una cultura “magica” così ricca e particolare, rimasta nella

nostra regione, ancor più a lungo che in altre, intatta e preservata, e che De Martino aveva così bene evidenziato nei suoi studi e viaggi in Basilicata negli anni 50-60, l’ha in pochi decenni portata alla quasi completa sparizione.

La gente stessa non vi si riconosce più, anzi la rimuove come cosa di cui vergognarsi.

Antichi riti, consuetudini, tradizioni preziose, vengono definite spregiativamente superstizioni e frettolosamente esautorate.

Se si cerca di riscoprirle e di dar loro valore, si rischia di venir tacciati di regresso.

A mio avviso, senza temere di andare in controtendenza, bisognerebbe riconoscere al carattere lucano la sua aderenza ad una cultura “alternativa”, il cui valore non è nell’omologazione ma in una diversità non più sentita come un handicap ma come una ricchezza.

E’ in questo senso e con questa modalità che esso può venire riconosciuto “a livello nazionale” e oltre, divenendo anzi esemplare…

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25- La debolezza della conoscenza dell’arte lucana e degli artisti lucani, secondo il Suo punto di vista, da cosa dipende maggiormente?

 

Franco Solmi, in un testo a me dedicato, asseriva che la maggior parte degli artisti meridionali appaiono sulla scena dell’arte come delle meteore, per poi sparire rapidamente.

A parte i miei dubbi sul reale valore di tali “apparizioni”in generale, i motivi delle difficoltà relative all’affermarsi dell’arte lucana a livelli extra-regionali sono molteplici… (un discorso a parte meriterebbero le artiste, che spesso vengono penalizzate ancor prima ed ancor più in regione che fuori di essa …).

Innanzitutto, il relativo isolamento, la lontananza da grandi centri nazionali ed internazionali,le difficoltà, peraltro tuttora esistenti, di collegamento ( io, data la mia “pendolarità” con Milano, ne so qualcosa!); ma soprattutto la chiusura, anzi, due tipi di chiusura: uno esterno, istituzionale e sociale, l’altro interno, delle stesse persone che, appartenendo al mondo dell’arte, dovrebbero attuare invece l’apertura più generosa, mentre fanno del tutto per praticare i peggiori meccanismi della competizione e dell’esclusione.

Il bel risultato è l’isolamento e la frammentazione, che non porta né alla crescita né ad un’intelligente, sana promozione “d’insieme” certo più facile rispetto a quella individuale; ma questo viene impedito dai meccanismi perversi di cui sopra, come nella tragica storiella della rana e dello scorpione: quest’ultimo, con una cecita’ e una protervia istintiva più forte di ogni altra cosa, preferì pungere a morte la rana che lo stava trasportando al di là del fiume, pur sapendo che in tal modo sarebbero annegati entrambi…

 

Esiste in generale una scarsa considerazione dell’arte, e questo si può arguire, qualora ce ne fosse bisogno, dal posto che essa occupa ad esempio- volendo parlare dei media più seguiti- nei telegiornali: manca poco che venga dopo le previsioni del tempo!

Certo che, considerato il comportamento di molti appartenenti al mondo dell’arte, forse tale disinteresse è giustificato, ma non si può fare di tutt’erba un fascio.

 

 

A mio avviso, bisognerà cominciare a riconsiderare l’Arte distinguendo in essa le azioni di qualità,evitando in primis il ricorso al perverso meccanismo della inadeguatezza per eccesso, nel sensoche si punisce chi fa meglio e di più con l’unico difetto di non compiacere nessuno…

 

 

Mi viene in mente, a questo proposito- e tanto per cercare una magra consolazione in quanto similmente accade anche in altri campi - ciò che evidenzia l’italo-americana L. Chiavola Birnbaum, autrice di “Black Madonnas”, a proposito di Marija Gimbutas.

La grande archeologa lituana ha scoperto, nel corso degli scavi di una vita, le prove inconfutabili di un modello iniziale di società matrilineare; ciò le ha permesso di affermare che la civiltà non ha avuto inizio, come si pensava, con guerrieri e fortini bensì con le donne e ideali di pace e di sacralità della vita…  

Ebbene, Gimbutas- questa eminente studiosa e ricercatrice, autrice di venti libri,tra cui “Il Linguaggio della Dea”, che ha diretto cinque scavi, conoscendo più di venti lingue, ricevendo una quantità di riconoscimenti… oltre ad essere osteggiata dai suoi colleghi e dal mondo accademico tradizionale, e dopo aver subito tentativi di ironica o sarcastica sottovalutazione , è stata criticata per  aver superato i confini di più campi disciplinari, aver formulato le proprie ipotesi su un gran numero di dati e per aver riconosciuto il suo debito nei confronti di un altro grande studioso non convenzionale dell’ 800 , Jacob Bachofen, che venne anch’egli punito con il silenzio per il suo monumentale, documentato studio sulle origini, che però aveva il grande difetto di non essere conforme alla cultura dominante (e gli è andata anche bene, perché tantissimi altri, da quella fatale “cultura” sono  stati proprio eliminati..).

 

Tornando a noi , per quanto riguarda il potere politico e mass mediale, non sta a me ricordare che dovrebbe essere accentuata la responsabilità di servizio e la necessità di una diversa attenzione, non clientelare, nei confronti di quanti, avendo talento, e operando seriamente e con un grande lavoro, meriterebbero dei riconoscimenti reali ed ufficiali.

Mi pare che si dica “dare onore al merito”…

Per quanto mi riguarda personalmente, e riferendomi alla situazione regionale, pur potendo vantare l’apprezzamento e la stima di molti, tuttavia come artista - donna subisco cocenti delusioni, registrando palesi atteggiamenti di misoginia, e talvolta risposte inversamente proporzionali alla qualità e complessità del mio operato.

Mi è stato da taluni persino suggerito di limitare la mia attività, essendo secondo loro il mio curriculum decisamente troppo voluminoso…

Ma per raccontare questo ci sarà modo, a suo tempo, nelle Memorie…

 

27 – 28- Il fattore ambientale (povertà economica, scarsa popolazione, difficoltà di comunicazione) e culturale (disabitudine all’arte e un certo atteggiamento ambiguo di sopravalutazione / svalutazione) pesa e quanto nella civiltà lucana contemporanea?

Se dovesse definire la Basilicata oggi, culturalmente come la direbbe, saltando a piè pari la visione stantia e oleografica del passato?

 

Anche in Basilicata è prevalsa una sopravvalutazione dell’importanza della crescita economica su quella culturale e molto si è frainteso al riguardo. Riterrei indispensabile una seria riflessione …

Bisognerebbe però intendersi anche sul significato della parola cultura.

A mio parere, ancor più grave della non scolarizzazione è l’analfabetismo della sensibilità e della consapevolezza, e questo è solo uno dei tanti malintesi che costellano e caratterizzano la cultura in generale, e la nostra non fa eccezione.

Riguardo al passato, bisogna rivederlo con grande attenzione. Abituati come eravamo a rientrare in una considerazione da cenerentola  – secondo la quale,  insieme a tutti i sud d’Italia e del mondo,la Basilicata è stata ritenuta terra di arretratezza e concentrato di ogni superstizione, ci siamo affrettati a negare in blocco tutto ciò che riguardava quella cultura di cui ci “costringevano”a  vergognarci; così facendo abbiamo sconsideratamente eliminato anche quanto vi era di importante e di prezioso.

 

Potremmo avere molte sorprese se, nel riconsiderarla con maggiore saggezza e meno pregiudizi, scoprissimo che al pari di molte culture “negate” anche la nostra ha ancora molto da dirci.

Sempre che facciamo ancora in tempo a salvare qualcosa di questo patrimonio millenario, che esprimeva precisi valori e una sorprendente concezione dell’essere umano in rapporto alla natura e all’universo.

 

29 – Che riferimenti artistici ha in Italia e quale esperienza artistica, momento e luogo la affascina di più?

Sia come artista che come operatrice , ricercatrice e presidente del Centro d’Arte e Cultura Delta, ho contatti soft – cioè non esagitati- con diverse realtà nazionali ed internazionali.

Opero in particolare a Roma e a Milano, dove ho uno studio e collaboro –sempre softly-con riviste e gruppi culturali.

Mi affascina molto la nuova possibilità di comunicare tramite una rete mondiale –Internet- e mi auguro che il suo buon uso possa farci superare la soffocante tirannia mass-mediale in modo da poter usufruire di un mezzo alternativo e più democratico per comunicare, conoscere e farsi conoscere, eliminando, oltre alle distanze, molti anelli perversi della catena.

Purché non ci si limiti anche lì a fare semplicemente mercato di sé e della propria opera.

 

Forse l’universo delle onde elettromagnetiche, personalizzando le forme della comunicazione, ci darà la possibilità di una qualità superiore dell’esperienza singola, a patto che l’utilizzo delle tecnologie telematiche non escluda il magico, il telepatico, l’estatico, il reale, la vita (F.Bolelli)…

 

30- Quali sono i riferimenti europei ed extra-europei? Quali esperienze L’attirano e L’intrigano?

 

Ho esposto sinora le mie opere in oltre 60 mostre personali ed altre collettive, a livello regionale, nazionale ed internazionale, in particolare in Italia, Svizzera, Francia, Inghilterra, Stati Uniti, privilegiando sedi non convenzionali sebbene di alto livello culturale, vista la mia invincibile resistenza ad entrare in quell’esagitato giro consumistico che non ha niente a che vedere con l’arte. Fino a quando le cose non cambieranno, preferisco avere riferimenti trasversali, alternativi, di certo più preziosi.

In questo momento del mio viaggio, privilegio da un lato la messa in spazio della mia azione creativa, alla ricerca di un rinnovato, primigenio senso del pensare/fare arte; e dall’altro mi riferisco ad esperienze che dilatino e stravolgano i percorsi, affinchè non ci siano ostacoli ad una comprensione più piena della realtà umana ed artistica.

Ci sono interessanti contatti non solo riferiti ai luoghi (privilegiando l’area del Mediterraneo, Malta, Creta, l’Egitto, la Turchia, e relative culture, soprattutto quelle sommerse e meno note) ma ai  tempi: trovo fondamentale visitare e studiare i “siti” più arcaici, in particolare quelli primitivi, con tutto il loro carico di autentica espressività artistica, quella che il grande storico dell’arte Sigfried Giedion ha definito come “la più bella e compiuta forma di rappresentazione che il mondo abbia mai conosciuto” e che mi sembrano non solo molto attuali  ma estremamente più  illuminanti  di  tantissima  arte o simil/arte successiva in periodo storico.

M’interessano esperienze di arte/vita non ottuse né convenzionali, di quelle che permettono di vedere il mondo al di fuori del “pozzo” in cui spesso si vive, credendo che sia l’unica vera realtà.

 

                                                                                                                     TERI VOLINI